8.3.10
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Festa della Donna - 8 Marzo 2010

Festa della Donna - 8 Marzo 2010 -
Per parlare di festa dovrebbero sussistere i motivi per festeggiare, ma il nostro punto di osservazione offre una visione ove delle feste ve ne sono assai poche, se non astratte come quelle prodotte dal dorato mondo del marketing tipo "halloween" o "la festa del papà," ove quest'ultima è veramente rappresentativa di un vuoto cosmico... Ma la "Festa della Donna" non la si può certo annoverare fra queste, come non festeggiare una parte così importante della società, come non riconoscere il ruolo della donna in un momento sociale ed epocale in cui sta prendendo sempre più spazio nella cultura dei ruoli e del potere ?
Dove ad esempio se si guarda all'occupazione femminile che rappresenta nel nostro paese il 41% del totale un dato in crescita e in progressivo sorpasso delle quote maschili, ma anche nei dettagli, come nei parcheggi dei supermercati ove aree rosa riservano esclusività di sosta proprio davanti all'entrata dei centri commerciali solo per la donna, come accade nella nostra Bologna.... prima l'area handicappati poi quella rosa per le donne, perché se da una parte esiste la cultura civile del riconoscimento ed aiuto alle fasce sociali emarginate, a quella si affianca quella del "più debole", entrambi meritevoli di aiuto. Fatto salvo che poi non serve accertarsi, e lo diciamo polemicamente, se gli handicappati hanno un contrassegno falso o se le donne che parcheggiano hanno rendite e residenza esclusiva nella casa che prima era del marito e da questo prendono denaro tutti i mesi e si trovano pure i figli accanto, non serve verificare la loro effettiva "debolezza", basta dare l'assenso ai luoghi comuni. Handicappati: disgraziati, Donne: soggetti deboli.


Da la Stampa di stamane emerge un dato di per sé, elemento di festa: le donne italiane, nell' ambito dei Paesi UE nel confronto fra i salari, hanno una paga che si avvicina di più a quella maschile, di fatti il loro guadagno è solo del 4,9 percento inferiore, mentre la differenza media in Europa è del 18 per cento. Questo è certamente un motivo per cui festeggiare sperando in un pareggio svelto al più presto, anche negli altri paesi, ma il pareggio che darebbe respiro e vero senso della festa dovrebbe pescare le sue risorse in un cambiamento che questa concezione buonista e ideale della DONNA E SUA RELATIVA FESTA è ben lontana dal cogliere.
Un cambiamento nella consapevolezza di tutti, le feste come queste sono generalizzanti...dobbiamo fare un doveroso distinguo fra DONNE e donne, perché lo sguardo generalizzato sulla DONNA rischia di perdere di vista l'entità femminile e la sua indole, compresa una corretta visione che divide gli esseri umani in varie tipologie di persone, alcune sane altre assai meno, esistono donne meritevoli di essere festeggiate, quelle donne che nella loro vita di relazione, riconoscono ai loro mariti e compagni dignità ed un rispetto dei ruoli ed una comune missione verso i figli, altre che si separano e pur nonostante questo, con l'ex adottano sistemi coordinati per tutelare i bambini e farli vivere con la maggior serenità possibile la relazione con entrambi i genitori, a QUELLE DONNE noi dedichiamo questa FESTA, non ad altre, ma riconosciamo da lungo tempo un aspetto di vera emarginazione che sfugge ai più, quella cultura tout-court che assiema e uniforma la parola DONNA al concetto di PARTE DEBOLE, in un periodo storico sociale ove si sta dimostrando l'esatto contrario per la maggior parte di esse. Viviamo oggi una cultura che produce emarginazione della quale, complici ,vi sono molti uomini, e politici italiani e che vede come destinatarie di esclusive attenzioni le stesse donne.

...Donne coccolate ma in realtà usate. Quote rosa. Case famiglia. Tutto giusto se non fosse che sono a volte specchietti per le allodole. Perché non ci sono pari opportunità tra madri e padri di buona volontà. Perché le stesse accortezze che ci sono per le madri, per i padri disagiati non sono state usate. Padri in mezzo alla strada una volta separati. Uomini decapitati. Fatti fuori. Orchi. La maternità è un istinto. La paternità no. Non è un istinto. Evidentemente la paternità è una conquista dell’evoluzione della specie. La elite del potere è strutturalmente ostile alla paternità come metafora del pensiero critico, dell’individualità. Della democrazia. Si è voluta creare una società matriarcale in cui cessa l’individualità e si è massa. Società comunista dove non esiste la proprietà privata. Dove non è facilitata la crescita individuale. Gregge. Facile da governare. ...Bisogna sfatare il mito che la madre è sempre e comunque buona. E il padre è sempre e comunque incapace e inidoneo ad accudire i figli. Perché di fatto questo accade in questa società italiana. In caso di separazione, casa e figli vanno d’ufficio, a prescindere da tante altre valutazioni che andrebbero fatte, alla madre alla donna. Che gestisce “le proprietà”, casa e figli, senza controlli. A volte con una ferocia inaudita verso l’ex marito e la famiglia di lui. Taglieggiandoli e tagliandoli fuori dalla vita dei figli, esercitando il sacro diritto scaturito dal parto vaginale o cesareo. Ma la maternità non è un portare in pancia un figlio per un certo numero di mesi. Questo non da la patente di madre. Diventi veramente madre quando hai la capacità di amare, di accogliere, di comprendere chi ti sta accanto. Di non diseredare i propri figli. Di non togliergli il padre. Di non fare fuori i nonni. Esercitando così un potere devastante che nulla ha a che fare con la genitorialità vera. Si può essere genitori, madri e padri, senza avere fisicamente generato un figlio. La genitorialità è amore. Non è derubare case non proprie e taglieggiare l’uomo con cui si sono fatti dei figli. Farsi mantenere e fare impazzire un uomo ormai privo di tutto. Figli e casa. Lo uccidi. E cosa ancora più grave uccidi la fiducia e l’equilibrio dei figli. Che diventeranno esseri senza identità. Dove non c’è padre manca l’altra faccia della medaglia. Un cielo a metà. Sono bambini diseredati. E tutti i bambini hanno diritto al cielo intero. Sono figli dello stesso Padre. Sono figli di Dio. E Dio è unità. Ed è Trinità. Padre, madre, figlio. Il bambino per strutturarsi equilibratamente ha bisogno della triangolazione. Di rapportarsi con la madre e con il padre.

Ma se oggi è doveroso parlare di festa, allora parliamone, consapevoli però che all'entrata della festa occorre un buttafuori a cui sia data la possibilità di "filtrare e distinguere fra "Donne e donne" per non farle entrare tutte, perché una volta dentro, noi vorremmo festeggiare davvero con loro sentendoci liberi di abbracciarle con serenità, e abbracciarle nel segno della dignità di tutti ma......senza il timore di una pugnalata al fianco mentre ci sorridono.

La redazione + http://www.radiocivetta.eu

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