Venerdi 26 febbraio scorso, in Romagna e a Roma, si è svolto un convegno sull'affido condiviso entrambi nella stessa data con una casualità davvero curiosa. In relazione a quello avvenuto nella capitale romana, segue, un estratto della presentazione-stampa di Ernesta Adele Marando, direttore responsabile della testata-web RadioCivetta ("informazione sulla ricerca della Verità, della Libertà, della Giustizia, della Cultura e della Salute") mentre per quello romagnolo, è visibile in home page esattamente sotto a questo.Siamo ritornati alla società gruppale della preistoria. Una società senza padri. Senza identità culturale. I politici mantengono questo stato di cose. Donne coccolate ma in realtà usate. Quote rosa. Case famiglia. Tutto giusto se non fosse che sono a volte specchietti per le allodole. Perchè non ci sono pari opportunità tra madri e padri di buona volontà. Perché le stesse accortezze che ci sono per le madri, per i padri disagiati non sono state usate. Padri in mezzo alla strada una volta separati. Uomini decapitati. Fatti fuori. Orchi. La maternità è un istinto. La paternità no. Non è un istinto. Evidentemente la paternità è una conquista dell’evoluzione della specie. La elìte del potere è strutturalmente ostile alla paternità come metafora del pensiero critico, dell’individualità. Della democrazia. Si è voluta creare una società matriarcale in cui cessa l’individualità e si è massa. Società comunista dove non esiste la proprietà privata. Dove non è facilitata la crescita individuale. Gregge. Facile da governare. Ricordiamoci del mito di Medea. Medea manda a morte i propri figli per vendicarsi del marito Giasone che aveva preferito a lei una principessa più giovane. Medea uccide la rivale e i propri figli. Giasone si salva ma poi si suicida. Un padre sano, equilibrato, senza figli è un uomo che muore. E tanti sono i padri fatti fuori insieme ai figli da donne avide di potere. Non ricche d’amore ma di sete di vendetta. Non capaci di elaborare una perdita e di vivere con le proprie risorse. Di onorare la propria dignità di persona. Capaci invece di scagliarsi contro chi aveva osato abbandonarla, portando la morte. Mandando a morte i propri figli per punire il marito. E dalla preistoria fino ai nostri tempi assistiamo all’operato di tante Medee. Senza che nessuno che ne abbia il potere, i rappresentati delle istituzioni, i giudici, i politici, alzino un dito efficacemente per difendere i perseguitati. Figli e padri. E nonni. Perché essere abbandonati da un uomo non significa fargliela pagare col sangue. E gliela fanno pagare col sangue anche senza mai essere state da costoro tradite. Addirittura a volte sono loro, le donne, ad abbandonare il marito. Per seguire o no un altro uomo. E’ ininfluente. Sono donne cariche di un odio distruttivo che in fondo poi è anche autodistruttivo. Come l’odio sa essere. Pervasivo in ogni direzione. Donne che distruggono con una furia omicida, in questa loro guerra senza esclusione di colpi, esseri innocenti che non hanno chiesto di venire al mondo. Talvolta queste moderne Medee hanno il gusto di umiliare l’uomo con cui hanno generato i figli per il semplice gusto di farlo. Avete mai sentito parlare di sadismo? Forse perché odiano gli uomini. E chi sa per quale antico rancore che certamente risale ai tempi della loro infanzia. E poi sposano un uomo, fanno con costui dei figli, acquisiscono un potere che la società conferisce loro, e poi si vendicano di antichi torti. Spostando l’obiettivo. E così uccidono il marito rendendolo povero e pazzo. Questa è la morte civile. Quindi possiamo parlare di uccidere. E così uccidono metaforicamente anche i figli che non potranno mai accettare l’esclusione dalla loro vita del padre e la sua umiliazione. La sua castrazione. Lo sentono a livello inconscio, perché portare alla coscienza tale dramma è insostenibile, si può arrivare alla pazzia. E’ contro natura. E tutto questo scempio sotto gli occhi delle istituzioni che stanno a guardare. Immobili nella sostanza.Il tema del convegno del prossimo ventisei è sui diritti negati del padre. E sui diritti "d'ufficio" delle madri.[...] Bisogna sfatare il mito che la madre è sempre e comunque buona. E il padre è sempre e comunque incapace e inidoneo ad accudire i figli. Perché di fatto questo accade in questa società italiana. In caso di separazione, casa e figli vanno d’ufficio, a prescindere da tante altre valutazioni che andrebbero fatte, alla madre. Che gestisce “le proprietà”, casa e figli, senza controlli. A volte con una ferocia inaudita verso l’ex marito e la famiglia di lui. Taglieggiandoli e tagliandoli fuori dalla vita dei figli, esercitando il sacro diritto scaturito dal parto vaginale o cesareo. Ma la maternità non è un portare in pancia un figlio per un certo numero di mesi. Questo non da la patente di madre. Diventi veramente madre quando hai la capacità di amare, di accogliere, di comprendere chi ti sta accanto. Di non diseredare i propri figli. Di non togliergli il padre. Di non fare fuori i nonni. Esercitando così un potere devastante che nulla ha a che fare con la genitorialità vera. Si può essere genitori, madri e padri, senza avere fisicamente generato un figlio. La genitorialità è amore. Non è derubare case non proprie e taglieggiare l’uomo con cui si sono fatti dei figli. Farsi mantenere e fare impazzire un uomo ormai privo di tutto. Figli e casa. Lo uccidi. E cosa ancora più grave uccidi la fiducia e l’equilibrio dei figli. Che diventeranno esseri senza identità. Dove non c’è padre manca l’altra faccia della medaglia. Un cielo a metà. Sono bambini diseredati. E tutti i bambini hanno diritto al cielo intero. Sono figli dello stesso Padre. Sono figli di Dio. E Dio è unità. Ed è Trinità. Padre, madre, figlio. Il bambino per strutturarsi equilibratamente ha bisogno della triangolazione. Di rapportarsi con la madre e con il padre.
In una piccola città sulle Smocky Mountains, al confine fra Tennessee e Carolina del Nord, negli Stati Uniti sudorientali, vive una famiglia di rifugiati politici a cui è stato concesso l’asilo negli Stati Uniti poiché temevano persecuzioni nel loro paese di origine. La ragione per cui hanno avuto paura, alla base della richiesta di asilo, non è proprio convenzionale. I genitori, Uwe e Hannelore Romeike, non volevano mandare a scuola i loro cinque figli (dai 2 ai 12 anni) ma educarli privatamente a casa, pratica illegale nella loro terra nativa, la Germania. Tra i paesi europei la Germania è quasi l’unica nel richiedere la presenza dei bambini in una scuola ufficialmente riconosciuta.
La scuola può essere privata o religiosa, ma deve essere una scuola. Le eccezioni possono essere fatte per ragioni di salute ma non per obiezioni di principio. Ma i Romeikes, cristiani devoti, vogliono che i loro bambini imparino in un ambiente diverso. Il signor Romeike, 38 anni, insegnante di pianoforte, sostiene che il comportamento indisciplinato degli studenti, consentito da molti professori, è intollerabile e per questo motivo lui non vuole mandare i suoi figli a scuola. «Non mi aspetto che la scuola insegni la Bibbia – sottolinea il signor Romeikes – ma è fondamentale che venga insegnata l’educazione. In Germania, chi educa a casa i propri figli è visto come un fondamentalista religioso che non vuole che i propri figli conoscano come va il mondo preservandoli e proteggendoli così da tutto». Le ragioni per cui la Germania esige che tutti i bambini frequentino la scuola sono di rafforzare l’integrazione sociale e prevenire il fenomeno cosiddetto delle ’società parallele’. «Abbiamo avuto queste basi sociali da quando il nostro paese è stato fondato – spiega Thomas Hilsenbeck, portavoce del Ministero della Cultura, Gioventù e Sport tedesco – Questa è una regola ampiamente accettata nella società». La famiglia Romeikes ha lasciato la Germania nel 2008, ma solo il 26 gennaio del 2010 un giudice dell’Ufficio federale dell’Immigrazione di Memphis ha loro concesso l’asilo politico, sostenendo che se tornassero nella loro terra d’origine, la Germania, potrebbero avere paura e essere sottoposti a ripercussioni per le loro idee. Il giudice, Lawrence O. Burman, ha denunciato la politica tedesca, dichiarandola «totalmente repellente rispetto a ciò che noi crediamo come Americani».










07 marzo 2010 09:07
Name: Ernesta Adele Marando
Title: A Roberto Castelli
Text: La ringrazio per i suoi apprezzamenti. Lei è molto gentile. Spero ci sarà la possibilità, prima o poi, di poterla conoscere in qualche convegno. Sarò senz\'altro dalla parte di chi soffre ingiustamente.E nelle famiglie lacerate il dolore è devastante. Bisogna trovare una soluzione che porti salute e dignità.I figli di oggi sono il futuro dell\'Umanità. E\' quindi necessario curare la loro anima e la loro mente se vogliamo che siano cittadini equlibrati e sani. E curare chi li accudisce. Padre e Madre. La medaglia ha sempre due facce. Non si può oscurare l\'una per illuminare l\'altra. Si fa un torto a tutti. E si mistifica la realtà. Cordialmente. Ernesta A. Marando