Salve a tutti,
mi chiamo Gabriele Bartolucci, ho 35 anni e scrivo da Riccione, sono tra i fondatori della associazione Genitori Sottratti ma prima di tutto sono un genitore, padre di due bambini di 8 e 10 anni, e parte anche io della filiera del dolore che vede istituzioni sorde o quasi, da un lato, e bambini con relativi genitori, appesi al filo della disperazione dall’altro:io sono dalla parte dei genitori ed il mio caso è un caso atipico, sempre ammesso che esistano casi tipici:sono sospeso dalla patria potestà dei miei figli, in quanto non sono intervenuto a loro tutela quando informato dalle autorità dei fatti che sembra li riguardassero e coinvolgessero presso l’abitazione della madre, dove risiedevano in quel momento. In pratica i bambini sono collocati presso di me, ma io non posso agire a loro tutela, non posso stare in giudizio per loro, non posso evitare che mio figlio si debba fare 300 km per andare dalla Consulente Tecnica d’Ufficio, non posso assistere alla sua audizione protetta, perché come ama dire l’avvocato della difesa: “non sono parte”, non posso neppure impedire che una “psicologa” della ASL interroghi mia figlia, in nome e per conto del tribunale penale, e senza averla mai vista né conosciuta né tantomeno preparata, le faccia delle domande le quali per contenuti e modalità in cui vengono poste, di per se stesse costituiscono una violenza certa, proprio quella che per definizione questi signori dovrebbero evitare. Si, in effetti “non sono parte”, non ho denunciato nessuno, non ho rapito i miei figli da casa della loro madre, esercitando una violenza vera su di loro per evitargliene una presunta e vorrei solo stare vicino ai miei figli, risparmiando loro che tutti questi signori, nel nome del superiore interesse del minore, armati di libri e codici di perizie e relazioni, gli facciano l’autopsia da vivi. Tuttavia non mi dovrei neppure lamentare perché rispetto a prima, rispetto a quando ero stato relegato a buffone di corte da fine settimana alterni nella vita dei miei figli, da una legge che in tema di famiglia sente solo lo “ius matris”, per niente lo “ius patris” e meno che mai lo “ius fili”, almeno ora posso passare molto tempo con i miei figli scorrazzandoli tra psicologi, neuropsichiatri, tribunali ed assistenti sociali. Ma se questi padri sono così cattivi, perché non provvediamo per legge ad una bella castrazione chimica generale così da evitare il rischio che si riproducano? Perché purtroppo non è questo il problema. Il problema è il business: il problema è mantenere l’ostilità al massimo livello in modo da ridurre sul lastrico quante più persone possibili lasciando che avvocati, consulenti tecnici, Servizi Sociali possano cibarsi delle carni di questi malcapitati, se poi ogni tanto l’esasperazione degenera e ci scappa il morto, pazienza. Se “Polemos” dio della guerra, venisse placato, e si cercassero davvero soluzioni anziché costruire ostacoli, tutta questa gente dovrebbe trovarsi un lavoro onesto e non sia mai che ciò accada. Cesare Beccaria scriveva nella sua opera immortale “dei delitti e delle pene” che la civiltà di una nazione si misura dallo stato delle sue carceri: in Italia lo stato sociale si misura dalle file: file davanti ai tribunali a chiedere di una giustizia che non arriva mai e che quando arriva è sempre a metà: file davanti alla caritas a chiedere da dormire e mangiare, file davanti alle ASL ad implorare di organizzare un incontro con i propri figli. E le file sono sempre più lunghe. Io rientro in quella parte di fortunati che dovrebbero tacere che sia chiaro, perché c’è chi sta peggio e neppure poco: io ho la fortuna di avere una famiglia, un lavoro ed un datore di lavoro sensibile a questo tema, una compagna meravigliosa, e soprattutto di essere vicino ai miei figli, tutti i giorni. Eppure non c’è nessuna gioia in ciò: io credo, un figlio abbia diritto ad avere due genitori (il padre e la madre) quattro nonni e tutti i parenti del caso, che i genitori debbano essere educati a lasciarsi, mettendo al primo posto l’amore per i propri figli e che quando questo percorso virtuoso non sia possibile, perlomeno che nessuno di loro pensi che un figlio sia o possa mai essere un mezzo di ricatto economico o morale e che nessun tribunale disponga il minimo sindacale in cui uno dei due genitori relegherà il rapporto con i propri figli. Non avvallo un sistema giudiziario che costruisce emarginati e figli orfani di genitori vivi. Io credo che le migliori energie di un genitore debbano essere asservite ad edificare la serenità e la qualità della vita dei propri figli, invece che applicate a dimostrare che il proprio ego è più grande di quello dell’altro e credo che un genitore attento sia un valore sociale da proteggere e promuovere e non da annichilire. Per questo motivo due anni fa ho iniziato a cercare chi come me patisse lo stesso dolore e ne ho trovati tanti nascosti purtroppo, ciascuno nel proprio di dolore, perché se essere rapinati o vessati dalla mafia è un evento che può stimolare una reazione, essere perseguitati dalla legge dello stato, venire massacrati moralmente e materialmente dall’ex partner genera solo emarginazione e dolore: ti si piegano le spalle ed il tuo sguardo si rivolge sempre di più in basso piuttosto che avanti e non è questo che un figlio deve vedere negli occhi del proprio genitore. Da qui nasce l’idea di associazione, di questa come di molte altre, perché nessuno resti indietro perché nessuno sia solo e da qui anche l’impegno politico, di tradurre le parole in fatti. La politica che intendo io è quella contenuta nella definizione aristotelica quale ricerca del bene comune e ci arrivo non dalla strada della passione o dell’hobby, come a volte sentito dire, ma da quella della necessità di comprendere che il mio disagio è quello di tanti e che dalla sintesi di questo disagio diffuso può scaturire la forza necessaria a perseguire la soluzione che desideriamo: Essere presenti nella vita dei nostri figli esattamente come lo eravamo prima della separazione e se possibile ancora di più. L’essere genitori, così come l’essere figli non è un diritto ascrivibile alla destra o alla sinistra, non è cattolico o laico è una condizione dell’anima, uno scelta. Invito tutti a dare un occhiata al programma di Alleanza per Riccione. Una lista civica che si presenta alle elezioni del 6 e 7 giugno prossimi che contiene questa frase: noi sosteniamo la bigenitorialità, il diritto di ogni bambino a ricevere eguale cura ed affetto da entrambi i genitori. A tutti quelli che osteggiano questo cambiamento va il nostro ringraziamento più caloroso, per avere stimolato in noi le energie migliori e la più grande determinazione. Grazie.
mi chiamo Gabriele Bartolucci, ho 35 anni e scrivo da Riccione, sono tra i fondatori della associazione Genitori Sottratti ma prima di tutto sono un genitore, padre di due bambini di 8 e 10 anni, e parte anche io della filiera del dolore che vede istituzioni sorde o quasi, da un lato, e bambini con relativi genitori, appesi al filo della disperazione dall’altro:io sono dalla parte dei genitori ed il mio caso è un caso atipico, sempre ammesso che esistano casi tipici:sono sospeso dalla patria potestà dei miei figli, in quanto non sono intervenuto a loro tutela quando informato dalle autorità dei fatti che sembra li riguardassero e coinvolgessero presso l’abitazione della madre, dove risiedevano in quel momento. In pratica i bambini sono collocati presso di me, ma io non posso agire a loro tutela, non posso stare in giudizio per loro, non posso evitare che mio figlio si debba fare 300 km per andare dalla Consulente Tecnica d’Ufficio, non posso assistere alla sua audizione protetta, perché come ama dire l’avvocato della difesa: “non sono parte”, non posso neppure impedire che una “psicologa” della ASL interroghi mia figlia, in nome e per conto del tribunale penale, e senza averla mai vista né conosciuta né tantomeno preparata, le faccia delle domande le quali per contenuti e modalità in cui vengono poste, di per se stesse costituiscono una violenza certa, proprio quella che per definizione questi signori dovrebbero evitare. Si, in effetti “non sono parte”, non ho denunciato nessuno, non ho rapito i miei figli da casa della loro madre, esercitando una violenza vera su di loro per evitargliene una presunta e vorrei solo stare vicino ai miei figli, risparmiando loro che tutti questi signori, nel nome del superiore interesse del minore, armati di libri e codici di perizie e relazioni, gli facciano l’autopsia da vivi. Tuttavia non mi dovrei neppure lamentare perché rispetto a prima, rispetto a quando ero stato relegato a buffone di corte da fine settimana alterni nella vita dei miei figli, da una legge che in tema di famiglia sente solo lo “ius matris”, per niente lo “ius patris” e meno che mai lo “ius fili”, almeno ora posso passare molto tempo con i miei figli scorrazzandoli tra psicologi, neuropsichiatri, tribunali ed assistenti sociali. Ma se questi padri sono così cattivi, perché non provvediamo per legge ad una bella castrazione chimica generale così da evitare il rischio che si riproducano? Perché purtroppo non è questo il problema. Il problema è il business: il problema è mantenere l’ostilità al massimo livello in modo da ridurre sul lastrico quante più persone possibili lasciando che avvocati, consulenti tecnici, Servizi Sociali possano cibarsi delle carni di questi malcapitati, se poi ogni tanto l’esasperazione degenera e ci scappa il morto, pazienza. Se “Polemos” dio della guerra, venisse placato, e si cercassero davvero soluzioni anziché costruire ostacoli, tutta questa gente dovrebbe trovarsi un lavoro onesto e non sia mai che ciò accada. Cesare Beccaria scriveva nella sua opera immortale “dei delitti e delle pene” che la civiltà di una nazione si misura dallo stato delle sue carceri: in Italia lo stato sociale si misura dalle file: file davanti ai tribunali a chiedere di una giustizia che non arriva mai e che quando arriva è sempre a metà: file davanti alla caritas a chiedere da dormire e mangiare, file davanti alle ASL ad implorare di organizzare un incontro con i propri figli. E le file sono sempre più lunghe. Io rientro in quella parte di fortunati che dovrebbero tacere che sia chiaro, perché c’è chi sta peggio e neppure poco: io ho la fortuna di avere una famiglia, un lavoro ed un datore di lavoro sensibile a questo tema, una compagna meravigliosa, e soprattutto di essere vicino ai miei figli, tutti i giorni. Eppure non c’è nessuna gioia in ciò: io credo, un figlio abbia diritto ad avere due genitori (il padre e la madre) quattro nonni e tutti i parenti del caso, che i genitori debbano essere educati a lasciarsi, mettendo al primo posto l’amore per i propri figli e che quando questo percorso virtuoso non sia possibile, perlomeno che nessuno di loro pensi che un figlio sia o possa mai essere un mezzo di ricatto economico o morale e che nessun tribunale disponga il minimo sindacale in cui uno dei due genitori relegherà il rapporto con i propri figli. Non avvallo un sistema giudiziario che costruisce emarginati e figli orfani di genitori vivi. Io credo che le migliori energie di un genitore debbano essere asservite ad edificare la serenità e la qualità della vita dei propri figli, invece che applicate a dimostrare che il proprio ego è più grande di quello dell’altro e credo che un genitore attento sia un valore sociale da proteggere e promuovere e non da annichilire. Per questo motivo due anni fa ho iniziato a cercare chi come me patisse lo stesso dolore e ne ho trovati tanti nascosti purtroppo, ciascuno nel proprio di dolore, perché se essere rapinati o vessati dalla mafia è un evento che può stimolare una reazione, essere perseguitati dalla legge dello stato, venire massacrati moralmente e materialmente dall’ex partner genera solo emarginazione e dolore: ti si piegano le spalle ed il tuo sguardo si rivolge sempre di più in basso piuttosto che avanti e non è questo che un figlio deve vedere negli occhi del proprio genitore. Da qui nasce l’idea di associazione, di questa come di molte altre, perché nessuno resti indietro perché nessuno sia solo e da qui anche l’impegno politico, di tradurre le parole in fatti. La politica che intendo io è quella contenuta nella definizione aristotelica quale ricerca del bene comune e ci arrivo non dalla strada della passione o dell’hobby, come a volte sentito dire, ma da quella della necessità di comprendere che il mio disagio è quello di tanti e che dalla sintesi di questo disagio diffuso può scaturire la forza necessaria a perseguire la soluzione che desideriamo: Essere presenti nella vita dei nostri figli esattamente come lo eravamo prima della separazione e se possibile ancora di più. L’essere genitori, così come l’essere figli non è un diritto ascrivibile alla destra o alla sinistra, non è cattolico o laico è una condizione dell’anima, uno scelta. Invito tutti a dare un occhiata al programma di Alleanza per Riccione. Una lista civica che si presenta alle elezioni del 6 e 7 giugno prossimi che contiene questa frase: noi sosteniamo la bigenitorialità, il diritto di ogni bambino a ricevere eguale cura ed affetto da entrambi i genitori. A tutti quelli che osteggiano questo cambiamento va il nostro ringraziamento più caloroso, per avere stimolato in noi le energie migliori e la più grande determinazione. Grazie.










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